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Recensione

Le affinità alchemiche di Gaia Coltorti 


Titolo: Le affinità alchemiche
Autore: Coltorti Gaia
Editore: Mondadori
Anno: 2013
Pag. 356













Giovanni ha diciotto anni, trascorsi quasi tutti a Verona, dove è nato. Una vita tranquilla, qualche amico e, ogni giorno, i lunghi allenamenti in piscina per prepararsi alle gare. Anche a casa regna la quiete: Giovanni vive solo con suo padre, notaio, in quel genere di grande appartamento abitato da due uomini che ogni donna può immaginarsi. Selvaggia ha diciotto anni, molte amiche e diversi spasimanti, vive sul mare e assapora l'estate appena iniziata quando sua madre le sconvolge la vita: si trasferiranno per ragioni di lavoro. Selvaggia cambierà scuola, dovrà ricominciare tutto da capo e lo dovrà fare a Verona, la città dove è nata e da cui proprio la mamma, tanti anni prima, l'aveva portata via, separandola dal padre e dal fratello gemello. Quando Selvaggia varca per la prima volta la soglia della nuova casa, Giovanni è rintanato in camera sua. Gli basta la voce di lei per capire che nulla sarà più come prima. Giovanni scopre quella voce come un regalo, ma al tempo stesso la riconosce, è un suono che vive da sempre dentro di lui: Selvaggia, la sorella perduta, è tornata nella sua vita, per sempre. Lei a Verona non conosce nessuno: solo Johnny - come lo ha subito ribattezzato - può farle da guida e tenerle compagnia nei tre lunghi mesi che devono trascorrere prima della ripresa scolastica. Selvaggia è bellissima, piena di fascino ma anche capricciosa fino allo sfinimento, croce e delizia per il fratello ritrovato. Presto tra i due si sprigiona un'elettricità, un magnetismo, un'affinità...


Una sorta di Romeo e Giulietta all'enensima potenza.
Tutto estremizzato, troppo estremizzato. La storia di due gemelli divisi alla nascita...perchè i genitori si separano e vanno a vivere in 2 città diverse....che per 18 anni non si sono mai praticamente visti. Un amore, una passione che scoppia violentemente, portando a conseguenze disastrose. Per non parlare del linguaggio adolescenziale con cui è impermeato questo libro, un linguaggio ridondante con
 insopportabili sdolcinerie e battute argute.
Non mi è proprio particolarmente piaciuto, ho faticato a finirlo.


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