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Recensione

  • "Quando tutto questo sarà finito" di Gioele Dix.


  • Titolo: Quando tutto questo sarà finito.
    Autore: Gioele Dix
    Editore: Mondadori
    Anno:2014
    Pagine: 156







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    Milano, settembre 1938. Un signore onesto e perbene, padre di famiglia e patriota, rientra a casa sconvolto. Ha appena letto sulla prima pagina del Corriere della Sera che sono entrate in vigore le leggi razziali e che per conseguenza i cittadini ebrei come lui diventeranno italiani di serie B. Un colpo durissimo, ancor più duro per un uomo che fino a quel momento era stato un ammiratore di Mussolini. Maurizio prova a non drammatizzare, ma intanto gli tocca spiegare a suo figlio Vittorio, che ha solo dieci anni, come mai non potrà più andare a scuola con tutti i suoi compagni. Inizia così questo libro, in cui la voce narrante è proprio quella del giovanissimo Vittorio, che prova sulla propria pelle gli effetti di una discriminazione quotidiana, a tratti grottesca, oltre che infame.
    E poi, dopo l’8 settembre 1943, con i tedeschi occupanti che chiedono le liste dei cittadini di razza non ariana per deportarli verso lo sterminio, comincia il racconto dei giorni più difficili, quelli in cui determinazione e fortuna saranno decisivi per mettersi in salvo. La rocambolesca fuga in Svizzera e il lungo esilio lontano dalla sua famiglia faranno crescere Vittorio più in fretta del previsto, ma non gli toglieranno fiducia nella vita e nelle tante persone buone di cui per fortuna il mondo è ancora pieno.

    Gioele Dix sapeva che suo padre Vittorio custodiva una storia, ma per anni non era riuscito a farsela raccontare. Perché a volte chi è passato da certi crepacci della Storia, chi ha vissuto l’assurdo e l’orrore, non ha molta voglia di scendere nei dettagli. Finché un giorno finalmente lo ha convinto, si è seduto davanti a lui e si è messo ad ascoltare. Ne è nato questo libro intenso e prezioso: la storia di una 
    famiglia di ebrei italiani, era il 1938, che come molte altre fu colta di sorpresa dalle leggi razziali. Di un ragazzino che non capisce perché deve lasciare la propria scuola, la propria casa, mettere tutto quello che può dentro uno zaino e fuggire.
    Una storia di paure, di scelte fatali, di umiliazioni. Ma anche di lampi di inaspettata bontà umana, di angeli all’inferno. Di fiducia, speranza, ostinato ottimismo. Un resoconto di emozioni, di affetti, che in mezzo alla tragedia diventano più forti e forse più puri. La storia di un padre e di un figlio, raccontata da un padre a un figlio. E che senza volerlo diventa una lezione di Storia e di vita.

    Un libro bellissimo, intenso, emozionante, che va dritto al cuore per il realismo che esprime e la semplicità con cui lo fa. Un padre ormai anziano che racconta la propria storia di esule per sfuggire allo sterminio nazista, ad un figlio ormai grande che ne era del tutto all'oscuro.
    Quando a scrivere di questi argomenti sono i figli dei superstiti dell'olocausto, ho notato che c'è un valore aggiunto nel testo che altro non è che l'immenso affetto e l'orgoglio che solo un figlio può trasmettere.

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